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Mezzoldo si trova a circa 900 metri s.l.m., dista 49 chilometri dalla città di Bergamo e fa parte della Comunità
Montana Valle Brembana. Confina a nord con i Comuni di Tartano e Albaredo in Valtellina, a est con i Comuni di Piazzatorre e Valleve, a ovest con
il Comune di Averara e a sud con i Comuni di Piazzolo e Olmo al Brembo. Il Comune si compone di un nucleo centrale e di cinque frazioni; nel centro
del paese si trovano: Cà Maiasetti, Cà Bereri, Via Bonandrini, Via G.B. Salvini; leggermente staccate le frazioni: Cà Vassalli, Cà Bonetti, Sparavera, Soliva, Scaluggio; piu' a monte si incontrano Ponte dell'Acqua, Riva, Castello, Fraccia. Il territorio e' classificato come Montano e ha un estensione di 1881 ettari.
Il nome "Mezolo" appare per la prima volta su documenti nel 1472, mentre la tassa doganale puo' essere stata introdotta soltanto alla fine del 1500 quando venne costruita la strada Priula che serviva da collegamento fra Venezia e l'Europa. Nel 1794 si dice: "Loci Mezzoldi seu, ut alii vocant medioalti", cioe': della località Mezzoldo o, come altri dicono, Medio-Alto, in dialetto appunto "mez-olt". Gli abitanti di Mezzoldo hanno un soprannome: Balabiòcc, che significa letteralmente "Ballano nudi". Si dice che l'origine del soprannome derivi dall'estrema povertà degli abitanti che, poco coperti, tremavano per il freddo.
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Lo Stemma
Fino al 1960 il Comune di Mezzoldo non aveva nè uno stemma nè un gonfalone. LAmministrazione comunale, con delibera del 21/07/1961 ha adottato lo stemma attuale, creato dall'Ufficio Araldico di Genova. Lo stemma e' diviso in due campi; quello superiore e' rosso e reca impresse tre stelle d'oro che rappresentano i tre nuclei fondamentali che costituiscono il paese; le stelle hanno sei punte per indicare il centro e le cinque frazioni. La parte inferiore e' azzurra con tre api d'oro che simboleggiano la laboriosità delle tre stelle. Lo stemma e' sovrastato da una corona turrita e circondato da un ramo d'alloro e uno di quercia come quelli di tutti i Comuni. Il gonfalone, visibile presso l'aula consiliare del Comune, reca al centro lo stemma, mentre sullo sfondo i colori rosso ed azzurro sono invertiti.
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La Storia
In seguito allo scioglimento dei ghiacciai ed al loro conseguente ritiro, le aree piu' appetibili, non paludose, di facile accesso e quindi piu' facilmente sfruttabili erano le nostre Alpi Orobie le quali, fin dall'inizio, si presentavano a nostro avviso come sono oggi, con una vegetazione che non si spingono oltre i 1600-1700 metri di quota e verdi pascoli, grazie alla presenza di un buon strato di humus: questo era il passaggio che si presentava al viandante, da Valtorta sino a Foppolo e poi in Valbondione. Il rapporto pascolo-animali-uomo si deve essere pertanto subito realizzato, favorito appunto dalla presenza di verdi pascoli, dalle precipitazioni abbondanti e dalle numerose sorgive e si e' sviluppato nel tempo, tanto da diventare una delle maggiori fonti di sostentamento per le popolazioni locali. Le vicende storiche di cui si hanno testimonianze certe risalgono intorno all'anno mille d. C. , quando una comunità proveniente dalla pianura Padana e sopratutto dalla Valsassina attraverso i passi naturali (Piani di Bobbio) e stabilitasi allo scopo di esplorare, si insedia definitivamente, occupando le zone di Valtorta, di S. Brigida e della Valle dell'Olmo.
Iniziano a formarsi i primi casolari come alloggi stagionali per la transumanza;
successivamente essi si trasformano in dimore fisse, permettendo la formazione
delle prime comunità di tipo agricolo-pastorale nei luoghi piu'
comodi e ricchi di foraggio. In breve la comunità si espande, come
dimostra il ripetersi dei cognomi degli abitanti e delle località,
riesce ad ottenere una forma di autogoverno e di indipendenza economica.
Intorno al 1200 vengono emanati gli Statuti della Valle Averara, vere e
proprie leggi vigenti nella zona; il territorio viene diviso in Quadre,
ciascuna con il proprio ordinamento giuridico. Questo tratto di valle,
autogestendosi, puo' anche iniziare a commerciare. Costituitisi agglomerati
stabili e ramificatesi le vie di comunicazione della zona, anche la religione
e' soggetta a cambiamenti: dal paganesimo allora prersente e documentato
dalle "coppelle" di Cà Bereri e dalle incisioni sulla roccia retrostante
la Chiesa Parrocchiale, si passa alla religione cattolica, con frequente
sovrapposizione di segni. I nostri avi, che si recavano ad offrire i loro
oboli all'antica chiesa della Primaluna, in Valsassina, maturano col tempo
l'idea di costruire nuove chiese nei vari borghi. Dapprima si dà
origine ad "oratori" cioe' luoghi di preghiera, sulle strade piu' trafficate:
i diffusori della fede si spostano da un luogo all'altro per diffondere
il Vangelo e per riscuotere i tributi.
Nascono poi le prime chiese intorno all'anno 1000. Dal
100 al 1427 questo tratto di Valle di Mezzoldo, non legato a Bergamo, con
un suo dialetto, con tributi da pagare allo stato di Milano (Torrioni e
Visconti), con una religione legata alla Diocesi di Milano, era di fatto
una terra autonoma. |
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Nel 1427 offre la propria sudditanza al Senato veneto, lasciano così
il dominio dei Visconti di Milano, per i quali i territori vallari erano
soltanto terreno di sfruttamento e di contesa. Sotto il dominio veneto
vengono soppressi alcuni dazi, dando così impulso al commercio delle
materie prime e dei semilavorati prodotti sul territorio. Nel rinascimento
anche la nostra valle riceve impulsi positivi nella pittura, nella lavorazione
del legno, nelle arti e nei mestieri in genere. Basti pensare che i nostri
emigranti, scaricatori portuali a Venezia e Genova, commissionano pale
ed altre opere d'arte per abbellire le chiese del proprio paese. Punti
fermi di questo periodo rimangono l'alpeggio e l'estrazione dei minerali
di ferro, mentre i boschi forniscono ingenti quantità di legna utilizzata
per produrre il carbone necessario ad una prima fusione. Nel 1592, quando
ancora le strade solcavano i monti provenendo dagli stati vicini
attraverso i passi di confine e solo in un secondo tempo scendevano verso
il fondovalle, si decide di collegare alcuni tratti di strada gia' praticati
per formare un unico tracciato ben definito, piu' agibile del tortuoso
tracciato dell'antica Via dei Trafficanti: e' la Strada Priula, che da
Bergamo giunge al Passo di Albarino, poi rinominato Passo San Marco, per
proseguire fino a Morbegno, Chiavenna e Coira in Svizzera. Il suo primo
utilizzo e' quello di far affluire dal centro Europa nella pianura Padana
truppe assoldate dai vari condottieri e malviste dalla religione cattolica
in quanto causa del diffondersi del protestantesimo: Martin Lutero, durante
il suo viaggio a Roma attraverso il Passo S. Marco, si ferma a celebrare
la messa in S. Giovanni Battista in "Vallis Ulmi".
La strada facilita anche il passaggio di merci, favorendo in tal modo
il commercio tra il territorio veneto ed il centro Europa. Infatti la vera
forza della strada Priula e' quella di distogliere questa parte dell'Alta
Valle Brembana dal suo isolamento geografico e giuridico: in pratica ci
fa diventare Bergamaschi. L'arte religiosa in questo periodo dà
il meglio di sè: templi mirabili per architettura, dipinti, intarsi;
intere famiglie e dinastie locali (i Baschenis, i Rovelli) si dedicano
all'arte appresa nei frequenti viaggi a Venezia e in altri luoghi. Il nostro
paese nasce dalla fusione di due contrade: Cà Maisis e Cà
Berer; esso comprende il territorio piu' a nord della Valle dell'Olmo e
raggruppa numerose frazioni e località: Valle del Chiuso, la Costa,
Cà Bonetti, Cà Vassalli, Soliva, Sparavera, Scaluggio, Acqua
Eta, Castello, Fraccia e Ancogno, dove esisteva un centro di culto già
nel 1400. Le piu' importanti di queste frazioni hanno il loro forno per
il pane, la loro fontana pubblica e proprietà con cognomi ben definiti,
cognomi che si intrecciano con quelli dei malghesi, essendo da sempre la
nostra una terra occupata da mandrie in transumanza. Dal 1850 ad oggi e'
storia dei nostri tempi. |