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Il ricordo dei Caduti di Moio dè Calvi

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Discorso domenica 4 novembre 2007
Cittadini, oggi, come ogni anno, ci ritroviamo a celebrare l’Anniversario della Vittoria del 1918, l’atto conclusivo del primo conflitto mondiale.
La “Grande Guerra” come spesso viene definita sui libri di storia, serba di “grande” soltanto il brivido di orrore che anche a distanza di anni percorre ciascuno nel rileggere i numeri di un conflitto che segnò profondamente la storia dell’umanità. Una strage mai verificatasi prima: solo in Italia morirono 680.000 uomini e 1.200.000 tornarono con gravi invalidità. E’ importante ricordare non soltanto morte e distruzione, ma anche gli ideali che animarono i cuori di tanti giovani, strappati loro malgrado agli affetti e anche ai nostri monti e portati a difendere sul Piave novant’anni fa la nostra libertà. Non c’era certamente in loro una volontà bellica decisa e insensata: c’era piuttosto un senso del dovere alto e irrinunciabile. La patria chiamava e si doveva partire, comunque e dovunque, a Roma e a Napoli, ma anche a Moio, al Curto e al Foppo.
Oggi, per ricordare questi morti, dobbiamo loro la stessa risposta convinta, lo stesso senso del dovere. Un dovere che per fortuna non ci chiama al fronte, ma ci chiede impegno quotidiano per continuare a costruire pace, amore e fratellanza. Un impegno dal quale nessuno è escluso, in nessuna situazione. I valori si costruiscono dal basso, dalla volontà di tutti a riconoscere nell’altro qualcuno con cui dialogare e confrontarsi. Se questo è l’approccio con il quale ogni giorno costruiamo i nostri rapporti, nel lavoro, nella scuola, nella vita familiare, nei rapporti di vicinato, nella vita pubblica, nello sport, nell’impegno di volontariato, il sacrificio dei nostri caduti non sarà risultato vano.
La “Grande Guerra” fu di fatto l’atto finale del nostro Risorgimento. All’indomani dell’Unità d’Italia, che oggi viene celebrata, Massimo d’Azeglio ebbe a dire: ”Fatta l’Italia, ora bisogna fare gli Italiani!”. Questo cammino non si può dire concluso: solo rafforzando la comune identità e la coesione, l’Italia può esprimere le sue potenzialità e far valere il suo contributo di nazione indipendente e partecipe dell’Unione Europea. Anche i fatti di questi giorni, rispetto ai quali i moti di odio e giustizialismo paiono irrinunciabili, deve essere forte il nostro sforzo di pace. Dobbiamo tendere alla giustizia, con rigore e certezza, ma mai deve prevalere la vendetta, che è preludio di lacerazioni e odio ancor più grandi. Basti pensare che anche i milioni di morti del primo conflitto mondiale ebbero origine, nel 1914, proprio da un singolo episodio, che vide ucciso a Sarajevo l’arciduca Ferdinando.
Oggi si ricordano e si festeggiano anche le Forze Armate. Esse sono al servizio della sicurezza interna e della pace internazionale. Voglio ricordare i carabinieri, che tanto apprezziamo nel loro servizio quotidiano, articolato e difficile, e i nostri alpini, che in Afghanistan contribuiscono alla rinascita di quella terra martoriata. I militari di oggi hanno un compito delicato, soprattutto nelle missioni all’estero: sono vicini a coloro che soffrono e con il loro impegno consentono a tante popolazioni di sperare in un futuro migliore. La nostra Costituzione sottolinea che l’Italia ripudia la guerra quale mezzo di offesa verso altri popoli e nel contempo sottolinea il dovere di difendere la patria. Non si tratta di due concetti fra loro contrastanti, a patto che si intenda la difesa della patria come difesa di valori di giustizia e di pace e non di interessi o predominanze. La resistenza al nazismo della seconda guerra mondiale è un’altra pagina di una storia che continua a proporre ingiustizie da risolvere. Si torni per questo a ridare dignità e alto profilo alla politica, al dialogo costruttivo, ricordando che ogni consesso, dal Parlamento al nostro piccolo Consiglio Comunale, è espressione di libertà creata dal sacrificio dei nostri Caduti.
Vorrei concludere con una breve citazione, tratta da un libro dello scrittore Emilio Lussu, che ricorda l’esperienza al fronte:
Avevo di fronte un ufficiale, giovane, inconscio del pericolo che gli sovrastava. Non lo potevo sbagliare. Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza, senza sbagliarne uno. Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo!
E proprio nell’essenza dell’ “essere uomini” risiede la grandezza non già di una guerra, ma del sacrificio dei nostri caduti.
W i Caduti! W l’Italia!
Discorso domenica 5 novembre 2006
Cittadine e cittadini,
Celebriamo oggi la Giornata dedicata ai Caduti, alle Forze Armate e all’Unita’ d’Italia, nel ricordo della fine vittoriosa del primo conflitto mondiale. Dopo 41 mesi di guerra combattuta e sofferta dai soldati e dalla popolazione civile, l'Italia porto' a compimento il processo unitario, avviato nel risorgimento. Dopo i lunghi anni di lutti e di sacrifici forte era in tutti la speranza di una pace durevole e determinata la volonta' di promuovere e consolidare la pacifica collaborazione fra i popoli. In poco tempo invece si ricrearono le condizioni che coinvolsero l' europa e il mondo intero in un nuovo e piu' tremendo conflitto.
Qualcuno ritiene che esistano “guerre giuste”, che a volte sia ineluttabile il ricorso alle armi. Nel terzo millennio pare francamente impossibile che non si possano trovare vie di dialogo, di conoscenza e di reciproco interesse che possano evitare morte e devastazione. Il dialogo tra gli stati trova oggi nuove possibilita' di sviluppo all' interno di organismi internazionali costituiti per comporre i conflitti e favorire la cooperazione e l' intesa in campo politico, economico e culturale. Anche tra i fondamenti della nostra Costituzione c’e’ l’affermazione chiara e determinata che la nostra repubblica ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Il patrimonio ideale per il quale tanti italiani si erano generosamente battuti ed eroicamente immolati fu ripreso e valorizzato in tal modo, ma tutto questo potrebbe restare semplice retorica. Il ricordo dei caduti e di quella “Vittoria” che richiede almeno di essere virgolettata per rispetto ai milioni di morti che il conflitto causò, deve assumere oggi e sempre i contorni di un momento di riflessione e riconoscenza, un momento di impegno convinto e deciso. I nostri Caduti, strappati agli affetti e alla quiete dei nostri monti, ci insegnano soprattutto, anche a 90 anni di distanza, che il sacrificio e la rinuncia sono alla base di qualsiasi conquista. Oggi ricordiamo per questo anche le nostre forze armate, quanti operano in missioni all’estero, dove ancor oggi pagano la vita l’impegno per un mondo migliore, a Nassirya e in Afghanistan, dove sono caduti alcuni giovani alpini.
Anche nella vita di tutti i giorni, ad un posto di blocco, per una rapina o in uno stadio si esalta il quotidiano impegno di coloro che esercitano funzioni di ordine pubblico. La rinuncia e il sacrificio sono alla base anche dell’impegno sociale di molti semplici citadini, che ogni giorno con passione ed entusiasmo rendono piu’ vive le nostre comunita’, che tengono vivo un tessuto sociale fatto di dialogo, volontariato, associazioni, semplice dedizione alle cose e soprattutto alle persone. Non sembri ardito questo accostamento, questo ricordo pieno di gratitudine. Un governo, una nazione, un comune potranno realizzare opere e finanziare progetti, ma dovremo sempre sentirci responsabili nel mondo, in Italia e a Moio de’ Calvi, di un futuro migliore, di una vera liberta’ e di una democrazia duratura.
Se ci pensiamo il monumento ai caduti e’ una componente essenziale in un qualsiasi paese: la chiesa, il municipio, il cimitero e il monumeto ai caduti. Non facciamo l’errore di ritenerlo un semplice arredo, una cosa dovuta e superata. Allo stesso modo potremmo sbagliare ritenendo questa cerimonia e questo discorso inutile e ripetitivo. Facciamo in modo invece di aver presente ogni giorno il sacrificio eroico di molti, per provare ciascuno ad offrire un contributo fattivo, che non renda inutile il sacrificio dei caduti di ieri e di oggi. Il tricolore che oggi indosso a nome di tutti voi sia sempre il segno distintivo di una vera unita’ d’intenti e di valori.
Viva i caduti, viva l’Italia
Discorso Domenica 6 novembre 2005
Cittadine e Cittadini di Moio,
CELEBRIAMO OGGI, CON LA FESTA DELL'UNITA' NAZIONALE, LA GIORNATA TRADIZIONALMENTE DEDICATA ALLE FORZE ARMATE DELLA REPUBBLICA E IN PARTICOLARE AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE. QUESTA RICORRENZA CI RIMANDA AD EVENTI GRANDIOSI E, INSIEME, DOLOROSI DELLA NOSTRA STORIA. 4 NOVEMBRE SIGNIFICA PER NOI ITALIANI LA CONCLUSIONE VITTORIOSA DI UNO SFORZO DURISSIMO CHE PER LA PRIMA VOLTA AFFRATELLO' - FIANCO A FIANCO NELLE TRINCEE - GIOVANI DI OGNI REGIONE E DI OGNI CETO SOCIALE, E PER SEMPRE CEMENTO' CON IL SACRIFICIO DI SEICENTOMILA CADUTI L'IRREVERSIBILE SCELTA DI UN'ITALIA UNITA. LA PRIMA GUERRA MONDIALE E QUELLA VITTORIA CUI DOBBIAMO IL RICORDO DEL 4 NOVEMBRE SONO TESTIMONIANZA ENORME E TRAGICA DELL'INUTILITA' DELLA GUERRA, DELLE MOSTRUOSE INGIUSTIZIE CHE ESSA SCATENA, DEI SOLCHI INCOLMABILI CHE ESSA SPALANCA TRA I POPOLI.
LE GENERAZIONI ATTUALI, NON SOLTANTO QUELLE PIU’ GIOVANI, HANNO CONOSCIUTO QUEI GIORNI TRAGICI SOLTANTO SUI LIBRI DI SCUOLA O NEI RACCONTI DEGLI ANZIANI, DEGLI ZII E DEI NONNI. CORRIAMO IL RISCHIO DI RITENERE QUESTE STORIE COME QUALCOSA DI LONTANO, NEL TEMPO E NELLA MEMORIA. QUALCOSA CHE NON CI RIGUARDA DIRETTAMENTE. IL TEMPO COMPRIME I RICORDI E LA PATINA INESORABILE DELLA STORIA COPRE L’INSEGNAMENTO CRUDO E FORTE DELLA CRONACA CHE MOLTI HANNO VISTO CON I PROPRI OCCHI.
ANCHE NOI, NELLA QUIETE DELLE NOSTRE MONTAGNE, CORRIAMO IL RISCHIO DI NON COMPRENDERE APPIENO COME QUESTO SACRIFICIO ABBIA TOCCATO DIRETTAMENTE LE NOSTRE FAMIGLIE E LE NOSTRE CASE. IL MONUMETO DAVANTI AL QUALE ANCHE OGGI ABBIAMO DEPOSTO UNA CORONA DI ALLORO, NON E’ UN ATTO DOVUTO O UN SEMPLICE ARREDO URBANO, PIU’ O MENO PRESENTE IN QUALSIASI PAESE COME IL MUNICIPIO O LA CHIESA. E’ L’ESPRESSIONE CONVINTA DI CELEBRAZIONE DI QUANTI HANNO VISTO PARTIRE I PROPRI MARITI, I PROPRI PADRI, I PROPRI CONGIUNTI PER UNA GUERRA “LONTANA”, DALLA QUALE NON HANNO FATTO RITORNO.
IO STESSO RICORDO LA MINICHINA DEL CURTO CHE ANCORA TRANSITAVA COMMOSSA QUI AL MONUMENTO PER SALUTARE SUO PADRE, OPPURE TUTTI NOI CONOSCIAMO IL SIGNOR PEDROTTI DI VIA PAPA GIOVANNI, CHE QUI RICORDA IL FRATELLO DISPERSO NEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE. E TUTTI NOI INCONTRIAMO IL RINO BELTRAMELLI, OFFESO DA UNA BOMBA IN SASSONIA. HO VOLUTO FARE DEGLI ESEMPI DIRETTI PER RICORDARE COME UNA GUERRA, QUALSIASI GUERRA, ENTRA NELLE CASE, NELLE FAMIGLIE, NEGLI UOMINI E NELLE DONNE E LASCIA SEGNI INCANCELLABILI. IL NOSTRO DOVERE NON E’ QUELLO DI UN SEMPLICE RICORDO, MA DI UNA PERENNE GRATITUDINE, VISTO CHE ANCOR OGGI GODIAMO DEI FRUTTI DI QUEL SACRIFICIO: LIBERTA’, DEMOCRAZIA; LAVORO E BENESSERE. PROVIAMO A PENSARE QUANTO E’ STRIDENTE IL CONTRASTO FRA LA GRANDEZZA DI QUEI GESTI EROICI E LA BASSEZZA DELLE NOSTRE PROBLEMATICHE QUOTIDIANE, QUANDO RIUSCIAMO ADDIRITTURA A SPARARE PER UN SORPASSO IN AUTO OPPURE PER UN RIGORE ALLO STADIO. OPPURE ANCORA QUANDO ACCAMPIAMO SEMPRE E COMUNQUE DIRITTI ED EVITIAMO ACCURATAMENTE I DOVERI CHE LA COMUNITA’ PROPONE.
IL NOSTRO DOVERE DI UOMINI E’ QUELLO DI DIFENDERE I VALORI NEI QUALI I CADUTI HANNO CREDUTO, ANCHE E SOPRATTUTTO ATTRAVERSO LA SOLIDARIETA’, LA COMPRENSIONE E IL DIALOGO, CHE ESTINGUONO LE GUERRE PRIMA ANCORA DEL LORO NASCERE. SONO MOLTI I TEMI DI CARATTERE SOCIALE ED ECONOMICO CHE POSSONO APPARIRE PRIORITARI AI NOSTRI GIORNI, MA IL VERO FONDAMENTO DELLA LIBERTA’ E DELLA DEMOCRAZIA STA IN OGNI UOMO E IN OGNI DONNA, NELLA SUA DISPONIBILITA’ AD ESSERE PRESENZA VIVA NEL MONDO CHE CI E’ STATO DONATO. E’ PER QUESTO FONDAMENTALE CHE ANCHE LA NOSTRA COMUNITA’ CONSERVI GELOSA QUEI VALORI DI FRATELLANZA E SOCIALITA’ CHE NE CARATTERIZZANO LA STORIA E LA TRADIZIONE.
AL DI LA’ DI QUALSIASI ASPETTO ECONOMICO, AMMINISTRATIVO O PURAMENTE NUMERICO ESSI NE COSTITUISCONO LA VERA ESSENZA E L’IDENTITA’ DI CUI ESSERE FIERI. LE STRADE DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETA’ FRA I POPOLI APPAIONO SPESSO IMPOSSIBILI E UTOPISTICHE, MA COME SOTTOLINEAVA UN GRANDE FILOSOFO:
“E’ NECESSARIO PENSARE DA EROI PER ESSERE ALMENO PERSONE NORMALI”.
W I CADUTI, W L’ITALIA
Discorso Domenica 31 ottobre 2004
Cittadine e cittadini di Moio,
la ricorrenza del IV Novembre celebra l’anniversario della Vittoria, della fine della prima guerra mondiale che per la nostra Italia ebbe epilogo nella battaglia di Vittorio Veneto, episodio incredibile di storia militare dopo la disfatta di Caporetto. Il IV Novembre celebra inoltre la festa di tutte le Forze Armate e il ricordo di tutti i Caduti.
E’ un momento in cui si impone non tanto l’enfasi della celebrazione, ma piuttosto la riflessione su quanto è accaduto nel secolo scorso e quanto ancora oggi accade in tante parti del mondo.
Sono passati tanti anni dalla fine del primo conflitto mondiale, dalla fine di quella maledetta guerra di trincea che tanti libri ancor oggi raccontano. I ricordi sbiadiscono e molte generazioni ormai ci separano quei giorni tanto tristi.
La memoria dei nostri caduti deve però restare intatta e perpetua, perché grande fu il loro sacrificio, eroico il loro impegno e quello di tutti i combattenti. Come non ricordare i ragazzi del ’99, chiamati a meno di vent’anni a difendere la patria?
Proviamo a immaginare questi giovani, sbattuti in prima linea senza un motivo comprensibile e magari accostarli ai nostri giovani ricchi di svaghi e motorini… Ai nostri soldati erano certo apparsi un abominio la guerra e la sua supposta necessità: perché lasciare Moio, i suoi boschi e i suoi pascoli per un viaggio senza ritorno fino al fronte? Domande che oggi e sempre non hanno e non avranno risposte plausibili. Non esistono guerre giuste, non esistono soldati buoni o cattivi. Sono esistiti giovani che nel momento più bello della loro vita hanno dovuto abbandonare tutto ciò che avevano di più caro per andare al fronte a combattere una guerra che non ha risolto alcun problema, e come tutte le guerre ne ha semmai creati di nuovi.
La risposta eroica dei nostri caduti deve allora farci comprendere quali e quante fortune abbiamo oggi nella vita di tutti i giorni, anche nella tranquillità delle nostre montagne. Ancora oggi godiamo dei frutti di quella gente valorosa che esprimeva anche nel sacrifico quotidiano la consapevolezza dell’importanza dei valori morali e cristiani.
Il tempo che sbiadisce i ricordi rischia anche di far perdere alle nostre generazioni la percezione del valore inestimabile della libertà. In questo giorno non si celebra la “festa della guerra”, né si esalta una Vittoria comunque amara. Si deve riflettere su quanto sia a volte estremo rispondere al senso del dovere, quanto siano preziose la libertà democratica ed economica di cui disponiamo. Basti per questi il raffronto con altre situazioni, con le tante, troppe guerre che il mondo ancor oggi sta vivendo a Bagdad e in Africa, in Palestina, in Asia e in Sudamerica.
Non sentiamoci al sicuro, non dobbiamo vivere questa giornata come un semplice atto dovuto a un ricordo lontano.
Dobbiamo fare anche noi, tutti noi, la nostra parte. La libertà e la democrazia si difendono ogni giorno, sul lavoro e nell’impegno sociale, nella vita politica e amministrativa.
Questi valori siano al centro della vita politica nazionale e internazionale, che troppo spesso è legata a interessi di scarsa prospettiva. Anche a Moio, nella tranquillità delle nostre montagne. In un mondo in cui tutti accampano diritti non perdiamo di vista i doveri, che spesso richiedono gratuita umiltà e sacrificio costante.
E’ necessario che ciascuno dia il proprio contributo e che nessuno si possa arrogare il compito di essere semplicemente giudice critico del lavoro degli altri. Soltanto in questo modo potremo creare un mondo migliore, una vera comunità di uomini e di intenti, ma soprattutto non renderemo vano il sacrificio dei nostri Caduti e di quanti ogni giorno danno il proprio tempo e la propria vita per la pace.
Viva i Caduti, viva l’Italia!
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