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Statuto di Oltre il Colle del 1610 Statuto di Oltre il Colle del 1610 tratto dai Quaderni Brembani di Tarcisio Bottani.
Lo statuto di Oltre il Colle del 1610
Il manoscritto è conservato nell’Archivio comunale di Oltre il Colle, e fa parte di un volume cartaceo di 226 fogli che raccoglie gli atti di una lite promossa nel 1772 da alcuni estimati di Zambla ed Oltre il Colle contro altri estimati del paese che non consentivano di modificare l’antico sistema di governo del comune stabilito con gli ordini e capitoli del 1° gennaio 1610. La vertenza si concluse il 18 febbraio 1779 con la redazione di nuovi regolamenti comunali che modificavano le norme per l’elezione degli organi di governo, specificavano i compiti dei pubblici ufficiali e stabilivano nuovi criteri di gestione dei beni comunali. Gli ordini e capitoli del 1610 sono qui allegati in copia autenticata dal notaio Giacomo Maisis di Bergamo in data 24 gennaio 1776; il documento, composto da 37 articoli suddivisi in 11 capitoli, si rifà al testo originale redatto nel 1610 da Antonio Bertoni su richiesta dei consiglieri del comune. I primi due capitoli fissano le norme per l’elezione degli amministratori comunali e per l’assegnazione, mediante gara d’appalto, delle cariche di console e canevaro, dei quali sono poi specificati in dettaglio i compiti. Il terzo capitolo è relativo all’incanto per la riscossione del dazio del pane e del vino e alla loro somministrazione ai cittadini, specificando i doveri dell’appaltatore.

Seguono una serie di capitoli (dal quarto al nono) dedicati all’attività forestale e pastorale, che fissano le norme per la produzione del carbone, le limitazioni imposte al taglio del legname per realizzare attrezzi da lavoro, le regole circa il taglio del legname pregiato, le modalità di appalto dei pascoli comunali e delle attività artigianali. Il capitolo decimo si occupa delle controversie tra il comune di Oltre il Colle e i privati e infine il capitolo undicesimo descrive nel dettaglio i confini delle proprietà boschive comunali, elencando una serie di toponimi ancora oggi facilmente individuabili. In analogia con altri esempi statutari del genere, gli ordini e capitoli del comune Oltre il Colle si limitano a fissare regole relative ad aspetti particolari della vita amministrativa e dei rapporti economici. Per quanto riguarda l’ordinamento generale del comune di Oltre il Colle, i suoi rapporti con le istituzioni superiori e il complesso delle norme giuridiche, civili e penali, il testo normativo di riferimento è costituito dagli statuti della Valle Brembana Superiore, a cui il comune di Oltre il Colle apparteneva.

Nota codicologica

Collocazione: Archivio comunale di Oltre il Colle.

Segnatura: 29 “Lite”; 1772 agosto 22 - 1779 settembre 18.

Lo statuto è inserito ai ff. 16-21 di un codice cartaceo di fogli I-225-I mm. 305x210 a scrittura di più mani, con legatura originaria in cartone. Stato di conservazione buono. I fogli dello statuto hanno anche una numerazione propria da 1 a 6 e sono scritti da un’unica mano. Al foglio 6v l’autentica del notaio Giacomo Maisis con segno di tabellionato e la data 24 gennaio 1776. Il documento è una copia degli ordinamenti comunali del 1610 di cui si conserva un esemplare in archivio privato. La trascrizione del testo si è mantenuta per quanto possibile fedele alla forma originale. Per una migliore comprensione del testo, si è scelto di svolgere le abbreviazioni e inserire opportunamente la punteggiatura, gli accenti e gli apostrofi.


IHS - Ordeni e Capitoli fatti nel Comune di Oltre il Colle - Adì primo Genar 1610

Ordeni e Capitoli del Comun de Oltra il Colle, fatti per li Omini deputati ed eletti per Sindicato fatto per R.ndo Jacomo Mò de Serina Nodaro.

Prima dela Eletion delli Anziani
Cheli siano proposto quattro Anziani et uno de Valpiana et di questo quattro che si ne debia lasar ogni anno doi delli Vegi e rafirmarli e farni elezerni doi altri cioè che nei Colonelli abbino a elezer quello dell’altro e poi li omini del Colonello qual sarà eletto lo Antian li debia poi balotarlo se a lor parerà e se non ge venerà più ch’a la mità deli baloti ne sia eletto un altro. Item che detti Antiani siano ed abiano libertà di rezer e governar il Comun e ogni negotio pertinente al Comun e quello il qual sarà fatto e ordinato per loro vaglia e tenga ogni fermezza tanto come se fosse fatto per tutto il Comune, intervenendo però sempre il Consiglio e il Console. Item che ogni anno si debba elezer quattro reveditori da reveder li conti e che abbia la libertà di abazar e minuir e cavar li error se ne averà fatto ogni anno.

Del Consolo e Canevar
Che ogni anno si debia incantar la Consolarìa e Canevarìa e quello che la farà per manco ge la sia deliberata, l’ofitio del qual sia obligato a scoder e pagar tutte le talie e tutto quello il qual si sarà imposto dalli Anziani o altri Omini deputati dal Comun e conservar il Comun dali creditori per tali debiti e da poi chi li sarà data la talia, overo altri crediti da scoder, se infra mesi doi / da poi lui non averà pagato che da poi li mesi doi andasse qualche spesa per tali debiti, quella tal spesa vada a danno del detto Console e Canevaro, e detto Console e Canevaro si obligato a prestar fora nelle occorentie del Comun fin che si metterà la taglia, overo che si darà delli crediti da scoder ed in chadaun anno lui sia obligato a presentar li recever ali Anziani di quello che averà pagato ali creditori fora del Comun per ogni summa, e nel Comun da lire doi insuso e render bon conto di tutto il suo manezato che averà fatto farne rason e saldar li suo Conti. Item che detto incantator sia obligato a ciamar il Consiglio e denontiar li malefizij e casi fortuiti e far tutti li operi che sarà necessario nel Comun et andar alli consilij della Val e referir ali anziani quelo bisognerà e conservar il Comun da ogni pena qual potesse patir per non aver così fatto l’ofitio un supra. Item se occorrerà caso alcuno qual sia da denontiar così in Serina come a Bergom per malefitij come fortuito, quelo sarà offeso sarà obligato infra un dì avisar al Console, altramente il tal offeso sarà obligato a relevar il Comune e Console da ogni danno e pena e spese qual potesse patir il Console e Comun per tal causa. Item che detto Console e Canevaro sia obligato andar in Serina e a Bergamo et altri logi sul bergamasco quando sarà bisogno e ad ogni richiesta delli Rev.ssimi Rettori, overo Sig. Vicario, così per presentar over condor soldati, archibuseri, galeotti, guastatori o per mostre over altri negozij, a sue proprie spese e non possa domandar cosa alcuna per dite andate e conservar il Comune da ogni pena e danno qual puotesse patir per non esser così andato. Item se da mo avanti sarà movesta lite al Comun che il dito Console sia obligato / a perseguir pur con consentimento delli Anziani fina alla prima sententia e questo quanto per le sue andate, ma se il sborsase delli danari per tal causa, li siano rimborsati per il Comune e di volta in volta debia referir alli anziani quanto si farà in detta lite e causa, sotto pena d’ogni danno ed interesse qual puotesse patir il Comune per sua negligentia. Item che detto incantator sia obligato a dar una bona ed idonea sicurtà da render bono e justo conto a rigesta delli Anziani, e non dagando segurtà li sia una lire cinque per volta e lo incanto sia nullo, e poi sia messo fora un’altra volta e lo incantador non sia admesso a Ofitio alcuno fintanto che non averà pagato la pena e dita pena sia la mità del Comune ed l’altra mità delli Anziani chi sarà eletti per quell’anno dove incanterà il dito. Item quando e deliberato la dita Consoleria e Canevaria che il sia balotato colui se doverà aver tal ofitio.

Del Dazio del Pane e Vino
Che ogni anno sia incantato il Datio del Pane e Vino e ognuno lo possa incantar qual dia bona ed idonea sicurtà, la qual sia laudata per li Antiani del Comun, overo major parte de loro e se alcuno lo incantasse e non trovasse, overo non presentasse la idonea sicurtà laudata da detti che li sia pena al detto incantator lire dieci, la qual pena sia aplicata la mità al Comune e l’altra mità ali Antiani, e quello incantador non posia più incantar, ne aver altro ofitio in Comun fin tanto che non averà pagato la dita pena, niente dimanco il Datio sia reincantato. Item che detto incantator sia obligato a pagar ala Camera fiscale la taxa ordinaria / e salario del Sig. Vicario al Comune e conservar il dito Comune dalla ditta taxa e Camera e salari quanto volia si sia, ancora che lo incanto se ascendesse ala somma, ma ben el Comun debia poi nela rason del Comun che se farà da poi refar e taxar al dito incantator il più manco che lui aveva pagato. Item che colui chi averà incantato il dito Datio sia obligato a mantener pane ed vino aciò che quelli ne vorrà comperar ne possi aver con li suoi dinarij, questo sotto pena de soldi quaranta per cadauna volta chi sarà acusato che si trovi senza pane e vino qual pena sia la mità del acusator ed altra mità per il Comune, reservando però se lui avesse in strada li cavalieri overo avesse mandato via atorno per qualche via, che lui non fosse né possa esser condenato. Item che ogni uno del Comune possi vender pane e vino pagando al dito Datier lire cinque per ogni caro di vino e dinari quattro per ogni soldi venti di pane. Item che nessuno non possa datiar manco che una brenta di vin a chi volesse vender a minuto e che colui chi vorrà datiar sia obligato chiamar il dito datier, e se non volesse, o non puotesse venir il dito datier poscia giamar uno delli anziani a pesar o mesurar e numerar dito vino e pane, e che colui chi vorrà vender sia obligato a pagar dito datio a dito incantator ogni sei mesi, e che dito incantator possa dar il yuramento a dite persone. Item se qualche uno vendisse e non avesse datiato, overo non fosse lato con el datier li sia pena soldi quattro per cadaun pane di formento e così per cadaun bocal di vino. Item che ogni uno possia vender vino da pesi doi insuso senza pagar cosa nisuna. Item se dito datio non fosse bocato in lire dieci, o da lì insuso, chel sia reincantato al solito cioè che colui chi l’incantava sia patro e che nessun non poscia vender senza sua licenza, soto la pena predetta.

Del Datio del Carbon
Che ogni anno el sia incantato il datio del Carbon, che ogni uno del Comun poscia far carbon fora delli beni servati, pagando al datier soldi desdoto fin fora la Forzela, andan su per la Costa di deta Forzela fin al confin di Arerera, et de la dita Costa e Forzela paghi soldi quatordeci per cadaun saco di carbo e fina al confin de Teler al dito datier per cadaun saco di carbon. Item che quelli che farà carboni in diti logi sia obligato a dar il conto al dito datier ogni mese, sotto pena di lire dieci per cadauna volta che non darà il conto come di sopra. Item che dito incantator sia obligato andar a pagar e supsedio e relevar e conservar il dito Comun da dito supsedio che il Comun non si abia poi a far Conto del più e manco. Item che quelli chi talierà in deti beni servati per far carbon, pagar lire sette per cadaun sacho al dito datier, e il dito datier sia poi obligato / a pagar al Comune lire trei e soldi dieci per cadaun sacco di deta legna che averà tolta in deti beni sarvati benché la tolesse in deti beni sarvati a farla andar a coser fora di beni sarvati e di più se metisse in poiato pur un rangonsolo, che quelo poiato sia obligato a pagar tuto il poiato lire sette per cadaun saco, e sia obligato a dar conto ogni mese in dela dita pena di lire diece per cadauna volta, e la dita pena sia del dito incantator.

Chi taglierà da far Vangili
Item chi avrà a far Vangili in deli beni sarvati sia obligato a pagar lire sette per cadauna volta che sarà acusati e che l’accusator abbia la mità e l’altra mità il Comune, e che il Console sia obligato a scoder li deti danari e dar Conto al Comun de la mità, e l’altra mità al Cusator.

Ordini circa li Pegeri ed Avezi
Chi talierà Pegeri ed Avezi di sorte alcuna eccettuando per uso de seramento de loro dil Comune, ma niuno non poscia taliar per far sesi né lagion, né farne mercantia di sorte alcune, e chi ne talierà per far questi sia obligati a pagar soldi venti per ogni pianta e tronco, e che la dita pena sia la mità dell’accusator e l’altra mità del Comun e che l’acusator sia tenuto secreto e che il Canevar del Comune sia obligato a scoder la dita pena e darne conto al cusator ed al dito Comun.

Del pascolar e masonar per il Comune
Che ogni uno qual sia in estimo in del Comun poscia pascolar ed masonar in dito Comune senza pagar cosa alcuna, se pur tien il suo bestiam in el dito Comun a magnar il fen al tempo de la invernata, e se pur vada via fora del Comun a mangiar il dito fen, non poscia poi alora star a pascolar in detto Comune se none per zorni quindici con deto bestiam quanto volia se nabbia molti / che sia suo e pasando li jorni quindici se deti si troverà a pascolar per deti Comunali, sia obligati a pagar al dito Comune lire sette per ogni bestia grosa e per ogni pecora sia obligato a pagar soldi dieci a detto Comune, e che il Canevaro del Comune sia obligato a scoder li diti dinari e darne onto al Comun, e che li antiani del Comun sia obligati a tenir conto ed ordinar come di sopra e far che dito Canevar scodi e pagar. Item di più se qualche d’uno del Comun sese sun monti Forastieri a masonar, non poscia con loro bestiamo mentre che stanno sun diti monti a masonar et cargar venir a pascolar per li Comunali di dito Comun, e se diti si troverà a pascolar sia obligati a pagar lire trei e soldi dieci per cadaunaa bestia grosa et soldi dieci per cadauna pecora, over capra, e questo per ogni volta che si troverà a pascolar in deto come si sopra, e che ogni uno del Comun poscia cusarli e che abbia la mità di deta pena e l’altra mità il Comune.

Del pascolar li monti del Comune
Che color chi incanterà li detti monti del Comune poscia andar a pascolar a suo beneplacito co loro bestiame, ma se cargasse li diti monti di bestie forestier che dito bestiam forestier non possia andar a pascolar per li beni Comunali, sotto pena di lire dieci per cadauna bestia grosa qual non sia del Comun e soldi venti per ogni pegora, overo capra, e che detta pena sia la mità del acusator e l’altra mità del Comun. Item che detto incantator sia obligato a pagar la mità dell’incanto a S.Petro dell’anno occorrente, a S.to Benedetto del medemo in el dito Comune, overo al Canevaro.

Ordini circa li Fragij
Che si debia incantar ogni anno li fragij al principio dell’anno e darli a chi più ferirà mentre daghi una bona sicurtà qual sia laudata per gli Anzian, over maggior parte di loro, cioè che deto incanto abbia a scoder da tutti quel chi aver somenato e sarato ocupato per far fragie, cioè fora delli beni sarvati soldi venti per ogni pertega e in deli beni sarvati lire trej per pertega, ma che il deto incantator sia obligato de li lire trei a dar conto al Comun lire doi oltra l’incanto per ogni pertega qual sarà in deti beni sarvati. Item che deto incantator sia obligato a mesurarli e scoderli senza alcuna spesa del Comune. Chi farà deli Culsineri in del Comune, cioè con la legna del Comun, sia obligato a pagar lire sei per cadauna per ogni culsinera. Chi farà deli Criminali sia obligato a pagar li cavalcadi del suo senza spesa del Comun di sorte alcuna. Chi memerà via legna del Comun, cioè menarla fora del Comun per farne mercantia di sorte alcuna, sia obligato a pagar al dito Comun soldi quaranta per ogni cavalo di legna.

Per quelli fa litigar il Comun
Chi farà lite al Comun a torto di sorte alcuna, sia privato la tal persona per incantar cosa alcuna nel Comune, né aver afitto alcuno in el deto Comun ed il dito torto sia judicato per li anziani, overo mazor parte di loro. Per le opere delli anziani et altri omini, cioè delli operi che fanno in del Comun a far li conti ed altri negotij, che detti abino soldi 40 per cadauna opera a sui spesi. Item che li cinque anziani et il scrittor oltra di quello abbia scudi 3 de salario per ogni uno all’anno. Item se persona alcuna darà foco per il Comun quela tal persona sia obligato a pagar il danno qual daranno dito foco, ed il dito danno chel siano terminato per doi homini comuni e chel sia obligato il padre per li figlioli e il patron per li famej. Che quelli che faranno charele che abbino a pagare a deto che veneranno condenati dali anziani, e che che detti anziani li abbino a condenare al suo juditio secondo il danno che averà dato al Comune.

Questi sono li confini delli gazi, cioè deli sarvati et inboscati
Se intenda esser sarvato e inboscato dentro da questi confini, cioè comenzando sul Col da la Cresa al confin de Serina venendo per dito confin sino al Vandul deruscat e poi da dito Vandul e venir per la trada de Cavali sino alla Crosta al confin di Oneta, et andar ala Sinela e poi andar in cao de li prati del Monte, al confin del monte di Zambla e andar per dito confin sino in dela Val del Pradel, e poi desender per deta Val sino al fondo dela Parina vicino ala piodiza, e andar per la Parina sino ala strada di Chignoli, e andar per dita strada sino su la Forsela, e dala Forsela desender su per la Costa di deta Forsela, andar dove si dice in cima al Telger d’Arera, e da dito Telger andar per la costa sino al Grumel di Arrera, cioè al confin d’Arera, e da dito confin descender zoso e giapar dove si dice al Vandul del Lavinel e andar per dito Vandul sino nel fondo de Tedra, e di lì voltando suso dritto per andar suso per la Val del Coren dal Tegio fina suso ali Aldioli, e venendo fora per la strada per venir al Aral / e quando è al Aral, andando per dritto dal Aral ali Corni del Aqua, ed andando fora dritto ala via che mena fina al Vandul del Furco, e venendo zoso dritto fina al sito dela Farina e da lì andando fina in cima al Ratum e fina al fondo dela Farina fin al Vandul del Pajerol, ove si dice al Cul de Grimoldo, fin al senter dal Rut, zové fin al Coren Piat, andando dentro dritto e torto, venendo per il confì de queli de Serina, fina suso a la Croseta dela Spada del Cul, qual è nominato al principio. E tutto questo logo dentro da questi confini nominati, sono inboscati et ingazati al modo detto. Item se intende chel sia inboscato et ingazato tutto il monte di Arera, fina al confin del Tesler e da lì venendo zoso fina al piede della Corna de Arera et ala ponta di essa Corna, e venendo recte filando al fontanino o pozzetto dove pilia l’aqua li malgari, e di poi venendo sopra la costa a diman parte e venendo per dita costa sino al termine del monte posto sopra il Forcelino, sia imboscato et ingazato.

Item nelli beni Comunali di detti Comune hanno imboscato et ingazato al confino del monte Pezadello, venendo verso sera sino al primo grumello, venendo per la strada più alta, venendo da cima li grumelli, e venendo per la dita strada sino ala Costa del Colderone, quale è verso di mattina, et andando per dita Costa sino la cima di modo tutto quello di sopra a quello confin sia e s’intenda imboscato et ingazato, cominciando alla pozza oltra la valle, andando per il sentiero dal pozzetto sin al Coren del pozzetto, e di poi dessendendo per andar\alla finanza di Albioli, di poi andando / per il Vandul qual è verso sera sino al Fop Grasso, e di poi andando verso sera per il sentiero per andar alla Costa del Fop Grasso e dessendendo per dita Costa dritta e torta sopra la strada di sotto al Confin Regio. Item se intenda imboscato ed ingazzato in Parina dentro di questi confini, comenzando sula strada de Parina in del Vandul Boldon ed andando per dito Vandul fina dove si dice gli Clezzi dela Sponda e venendo fora dritto fino dove che si dice al Corno deli Fragi fino al confin de Serina. Item un'altra squadra che s’intende che sia imboscata ed ingazata in questi confini, comenzando in cima la Costa del Perpel tenendo zoso per la Costa, dritto e torto fina al fiume dela Parina, e andando per dito fiume fina inimo alla Costa de la Colza, e poi tenendo suso per ditta Costa fina sula strada de Parina, poi tenendo fora per la strada fina dove si dice al Vandul del Chignol, e poi voltar suso per dito Vandul ed andar dritto e torto secondo che va detto Vandul, fina al confin del monte di Menna.

Li sopra detti ordini e capitoli sono fatti ed ordinati e stabiliti per meser Nicola Pedrinelli, mesrr Fazolo Vanenti, meser Bernardo Zeroni del quondam meser Zamaria, meser Zanino Casteli, meser Gio.Andreia Peani figlio quondam meser Antonio et Antonio quondam Venturino di Bertoni, qual sono eletti per sendecati per comission di tutto over magior parte del Comune. I quali Ordini e Capitoli io Antonio quondam Venturino di Bertoni a richiesta deli sopradetti io ho scritto et annotato nel presente libro come di sopra.

Adì 27 maggio 1610

Comparse avanti l’Ill.mo Signor Marco Dandolo per la Ser.ma Rep.ca di Venezia Capitanio di Bergamo e suo distretto meser Francesco Mauritio, Sindico del Comun d’Oltra il Collo, instando che li presenti ordini siano acrobati acciò aver possa la loro debita essecutione, essendo tal anco l’intenzione delli homini del medemo Comune, anche visti per S.S. Ill.ma e diligentemente considerati ha queli approbati e v’ha interposto la sua autorità e decreto, acciò siano da tutti inviolabilmente osservati et ita.

Tratto dai Quaderni Brembani di Tarcisio Bottani