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Dal 13 al 24 agosto si è tenuta a Piazza Brembana, presso le Scuole Elementari, una mostra, la prima personale, delle opere del pittore concittadino Giacomo Calegari (1848-1915), che è stata una felice riscoperta ed ha avuto un grande concorso ed una insperata presenza di visitatori. Si è colta l'occasione per rivisitare la vita e le opere dell'artista e per sottolineare come la cultura bergamasca di fine Ottocento, accademica e classica, sia stata in parte dimenticata, non rivalutata e sufficientemente approfondita specie in quei caratteri che preannunciano attraverso anche le contestazioni delle Accademie e degli accademismi, le grandi innovazioni culturali ed artistiche dell'inizio Novecento. Giacomo Calegari, validissimo pittore accademico, discepolo di Enrico Scuri, direttore dell'Accademia Carrara, fu il ritrattista ufficiale delle famiglie nobili e della nuova classe emergente della Bergamo fine Ottocento e quindi ci rimanda con capacità ed interesse anche alla storia della nostra società di quel tempo. La
vita
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| Nulla sappiamo sui primi
vent'anni della sua vita trascorsa nella natia Piazza, tranne che Giacomo
è registrato nello Stato famiglia come fabbro, proprio come il padre.
Nel 1867, su sollecitazione dell'arciprete don Angelo Tondini, sempre attento
a spingere e sostenere i giovani talenti, come sarà per Eugenio
Goglio, si iscrive agli studi d'arte presso lo Stabilimento Tadini di Lovere
(cioè l'Accademia Tadini), presso il quale conseguì 1' 11
novembre 1868 un attestato, quando già si è iscritto presso
1' Accademia Carrara di Bergamo, dove segue i corsi diretti dal maestro
prof. Enrico Scuri e dell'arch. Giovanni Cominetti professore di Architettura
ed ornato.
Frequenterà gli studi presso l'Accademia fino al 1879, ammesso al decimo anno di corso per premio e merito, ricevendo nel 1876 il premio biennale di pittura di 500 lire con l'opera "Scena di famiglia con bersagliere". Sono suoi condiscepoli Ponziano Loverini (1845-1929) poi direttore dell'Accademia, Abramo Spinelli (1855-1924), Rinaldo Agazzi (1857-1939), Giovanni Cavalieri detto Rana (1858-1934). Lo Scuri predilesse il Loverini e il Calegari, il più diligente tra gli allievi, felice del successo di entrambi, indeciso però chi preferire. Nel 1882 si reca a Roma e frequenta gli studi degli artisti Maccari, Barbudo e Villegras. Il soggiorno non lascia tracce nelle sue opere, anche se fu molto proficuo sotto l'aspetto economico perché realizzò e vendette molte opere. Il 4 febbraio 1883 sposa Ester Maria Calegari di Alzano e si trasferisce definitivamente a Bergamo in via San Tommaso. Nel 1884, alla Carrara, espone le opere "Lavoro campestre", "Refezione" e "Forbice democratica", acquistato quest'ultimo quadro dalla società d'Incoraggiamento delle Belle Arti. Il 15 gennaio 1886 nasce
il primogenito Angelo che morirà a Pedrengo il 16 maggio 1971. Il
15 marzo 1887 nasce la secondogenita Maria Giulia. Espone alla Carrara
il quadro "Nozze d'oro". L'11 maggio 1888 nasce il terzogenito Pietro,
che sarà grande invalido della prima guerra mondiale. Nel 1891 espone
alla Carrara il "Barbiere del nonno" e "Ritratto di bambini". Esegue il
ritratto del prof. Elia Zerbini per la Congregazione di Carità di
Bergamo, opera oggi presso gli uffici del centro sociale di via Gleno.
Nel 1898 è nominato
membro della commissione della Società d'Incoraggiamento di Belle
Arti, insieme ad Elia Fornoni, Giuseppe Odoni, Giuseppe Rota e Alessandro
Tacchi. Quando il 9 marzo 1898 Cesare Tallone, direttore dell'Accademia
Carrara, è nominato all'Accademia di Brera, pare potessero succedergli
sia il Loverini che il Calegari, ma fu prescelto, il 16 settembre 1899,
il Loverini, anche a causa del precario stato di salute del Calegari. Nel
1901 alla Carrara espone l'opera "Giovane contadino", quadro che verrà
assegnato in premio alla Società Industriale Bergamasca. Nel 1906
esegue il ritratto del dottor Cherubino Zanchi, per la quadreria di benefattori
dell'ospedale di Bergamo. In quell'anno Giacomo Calegari viene colpito
da emiparesi destra.
L'ultimo suo dipinto è il ritratto della contessa Suardi eseguito con la mano sinistra ed ormai cieco ad un occhio. Il 10 settembre 1915 Giacomo Calegari muore a Bergamo per arresto cardiaco. Numerosi quadri e ritratti di personaggi, amici e familiari di Piazza Brembana e della Valle, vennero eseguiti durante i lunghi periodi trascorsi a Piazza in un inseguirsi e confrontarsi con l'amico conterraneo fotografo e scultore Eugenio Goglio, certamente più economico nelle commissioni di ritratti grazie alla nuova arte della riproduzione fotografica. Il 26 agosto 1916 a Bergamo si tiene una mostra di artisti scomparsi dopo il 1860 e vengono esposte alcune opere del Calegari. Alcune sue opere sono esposte nel dicembre 1963 presso il Salone della Consulta al Circolo Artistico Bergamasco nell'ex sala consiliare di via Tasso, alla seconda mostra di artisti scomparsi. Nell'agosto 1998 Piazza Brembana ha ricordato il suo concittadino con una prima esposizione di alcune opere insieme a quelle di altri artisti locali, ed il 4 novembre gli ha intitolato una piazzetta, nel suo rione degli Gronghi. L'opera
Accanto alla ritrattistica, la pittura di genere del Calegari asseconda la cultura del momento, nella presentazione delle scene con quel gusto "verista" d'incontro tra le varie classi sociali, il tutto circonfuso da un tono cromatico ben disteso e tranquillo, anche se a volte un poco formale e scenografico. Migliori risultano ancora i soggetti legati all'ambiente familiare e ai vivi ricordi degli intimi affetti: così nel "Reduce d'Africa" la gioia dei genitori all'arrivo del figlio è chiaramente ben stampata sui volti che ricordano sua madre e suo padre. Il "Donizetti morente " fu certamente l'opera meglio accolta dalla critica per la capacità di rendere l'atmosfera del dramma attraverso effetti di luce ben studiati e di riuscito effetto partecipativo. A differenza del condiscepolo Ponziano Loverini, il Calegari poco si dedicò, certamente per mancata committenza, alla pittura sacra. Nei due quadri di Solto Collina e Piazza Brembana, raffiguranti la "Sacra Famiglia", si ripropone ancora la sua aderenza alla costante iconografia sacra e al vero, con un piacevole impasto coloristico equilibrato e squillante. Del Calegari, lui vivente, si è continuamente interessata la critica attraverso recensioni sulla Gazzetta Provinciale di Bergamo, su L'Eco di Bergamo, e su l'Unione, quotidiani e riviste che seguivano le numerose esposizioni dell'artista. Il mutamento radicale del gusto e i nuovi movimenti e tendenze artistici hanno in seguito facilitato il silenzio sul nome del pittore. Il suo paese natale con l'esposizione del 2003 lo ha riscoperto orgoglioso, lo ha riconosciuto e lo ha riconsegnato alla sua gente e alla sua valle. |
