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Il
Taleggio
Il taleggio appartiene alla categoria degli stracchini, formaggi di origine lombarda caratterizzati da pasta molle e forma generalmente quadrata..
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Lo
Strachì Tunt Taleggio
Lo Strachì tunt è un formaggio erborinato appartenente alla famiglia degli stacchini. Prodotto in Valtaleggio dai nostri antenati dalla fine del 1800 a pochi decenni fa, il formaggio Strachì Tunt è un prodotto dal grande valore nutrizionale e dal gusto tipicamente aromatico..
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Arte
a Taleggio
Le belle chiese parrocchiali che conservano alcune pregevoli opere d'arte, gli antichi nucclei oggi quasi disabitati sono, assieme all'ambiente naturale, gli aspetti piu' interessanti della Val Taleggio..
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Itinerario Scientifico- Naturalistico
a Taleggio
La Valle Taleggio, e' una vallata Prealpina Lombarda immersa nel verde, tranquillita', arte, itinerari montani e naturalistici, ne fanno una vallata ideale per trascorrere le proprie vacanze...
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Itinerario per la Cima Sodadura
Cima piramidale che rorge a nord/est dei Piani di Artavaggio, il Monte Sodadura campeggia tra il Monte Aralalta, la Cima di Piazzo e lo Zuccone dei Campelli..
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La
Valle Taleggio
Qualcuno un giorno ebbe a definire la Val Taleggio come la "piccola
Svizzera Bergamasca". Forse perche' questo angolo della montagna Bergamasca
e' particolarmente verde, dolce ed accogliente..
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Rifugio Nicola
Il Rifugio Nicola e' situato ai Piani di Artavaggio in alta valtaleggio a quota 1.900 m. s.l.m.
posto incantevole con un panorama verso la pianura..
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Ufficio
Postale
Orari e Servizi disponibili nell'Ufficio PT di Peghera di Taleggio.
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L'origine del nome TALEGGIO, deriva dalla base latina "TILIETULUM" nel
significato di "piccolo tiglietto" attraverso una forma di "TILETLUM" diventa
poi TILLEGGIO . I primi abitatori furono probabilmente cacciatori o pastori,
si dice provenienti dalla vicina Valsassina, che via via trasformarono
le basi di pascolo in sedi stanziali. Nel dialetto gli echi di linguaggi
prelatini, ligure, retico, celtico, ma tanto, tantissimo latino. I documenti
ci portano all'eta' carolingia quando questo territorio fu dato in possesso
al vescovo di Milano. Poi l'arcivescovo Roberto Visconti lo cedette in
feudo a Bernabo' e Galeazzo Visconti. Proprio sotto Bernabo', nella seconda
meta' del Trecento, la valle dovette mandare come tributo a Milano 200
forme di formaggio "bene stationatum".
Costruzioni tipiche a Fraggio
La posa, che duro' poco, ci da' la chiave di lettura dell'attivita' economica
principale dei valtaleggini lungo i secoli che e' stata, e in parte lo
e' ancora, quella dell'allevamento del bestiame e della lavorazione del
latte, attivita' che ha portato i bergamini valtaleggini sulle strade delle
trasumanze e a installarsi un po' ovunque nella fertile piana lombarda,
specie nel milanese e nel lodigiano, e ha regalato al mondo un formaggio
tenero che e' noto, appunto, come Stracchino
Taleggio. La chiesa piu' antica e' considerata quella di S. Ambrogio
di Pizzino, le qui origini vengono fatte risalire all'anno mille e dipendeva
dalla Pieve di Primaluna, in Valsassina. Sicuramente anteriore al 1300
anche la chiesa di S. Bartolomeo, antica parrocchiale di Vedeseta, citata
con S. Giacomo di Peghera, nel Liber Notitiae Sanctorum del 1280 di Goffredo
da Bussero. Nel 1566 S. Carlo Borromeo, da poco arcivescovo di Milano,
fece visita a tutte le parrocchie della Valle Taleggio, comprese quelle
che ormai da piu' di 1 secolo facevano parte della Serenissima Repubblica
Veneta.
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La storia politica del tardo Medioevo e', infatti, complicata:
lungo il 1300 e il 1400 le antiche famiglie della valle presero parte alle
infinite lotte tra guelfi e ghibellini, eressero torri di cui oggi non
abbiamo tracce e si combatterono fieramente. Per i guelfi parteggiarono
i Salvioni, gli Offredi e i Bellaviti di Sottochiesa, Peghera e Pizzino
e le famiglie di Olda; con i Ghibellini, invece, si schierarono gli Arrigoni
i Quartironi, i Rognoni di Vedeseta. Roccaforte di quest'ultimi la torre
d'Orlando a Vedeseta e un fortilizio al Pianchello di Regetto, i guelfi
avevano il loro riferimento in quello che le antiche mappe riportano come
"castrum picini", il castello di Pizzino.Una parentesi nelle lotte fratricide
sembro' aprirsi quando nel 1358 (o , per altri, 1368) nella contrada Lavina
di Vedeseta, alla presenza del delegato di Bernabo' Visconti, gli esponenti
delle maggiori famiglie non solo della Valle Taleggio ma anche della Valle
di Averara si diedero, "in nomine Domini", i primi Statuti di autonomia
che prevedevano, tra le molte cose, anche una conduzione unitaria delle
due vallate.
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Ma pochi anni dopo, nel 1393 i guelfi bruciano Vedeseta e gli Arrigoni
fanno scattare la rappresaglia su Peghera agli inizi del 1400 entra in
campo la Serenissima Repubblica Veneta e le divisioni tra le famiglie diventano
anche divisioni territoriali. I confini diventano confini stato. Tra Ducato
di Milano e Serenissima si venne a primi accordi territoriali il 1428 sanciti
poi nella pace di Ferrara (1433) e, forse, dalla posa dei primi cippi confinari
(i termenu'). Ma una grave violazione avvenne poco dopo (1438) con l'assedio
del castello di Pizzino da parte dei ducali. La clamorosa rotta di quest'ultimi,
soccorsi nella foga dagli Arrigoni di Vedeseta, procurera' a questa famiglia,
come ricompensa ampi privilegi e esenzioni (che saranno a lungo confermati).
Fontana a Olda
La Serenissima fara' altrettanto con le famiglie guelfe di Taleggio. La
pace di Lodi (1454) dara' un assetto quasi definitivo alle divisioni territoriali
anche se le questioni di confine come testimoniato dalla sovrabbondante
documentazione archivistica e da antiche preziose mappe, ci riproporranno,
caparbiamente, fino all'avvento di Napoleone, con dispetti, contestazioni,
sradicamento e spostamento di cippi, e sopralluoghi dei rappresentanti
dei due stati che non fruttavano mai accordi di lunga durata. Nella divisione
Vedeseta, stretta tra Taleggio e i comuni della Valsassina riuscira' a
conservare amministrativamente la transera o strada degli otto cavezzi
(circa 20 metri), piccolo corridoio di collegamento tra la sua parte abitata
e gli altri pascoli settentrionali che occupavano quasi per intero la testata
della valle e si spingono verso le Valli Averara e Torta.
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Con l'avvento della Repubblica Cisalpina (1797) cadono
i confini di stato e anche le autonomie e i confini comunali e Taleggio
e Vedeseta vengono accorpati per decreto in un unico municipio. Ma per
poco. Dopo la sconfitta Napoleonica di Waterloo si ricostituiscono immediatamente
i due tradizionali comuni. Che lungo l'Ottocento vedono consolidarsi un
fenomeno che aveva preso l'avvio gia' nel secolo precedente, sotto Maria
Teresa d'Austria: aumenta la popolazione e anche la ricchezza (relativa,
ben s'intende: l'emigrazione e' stata una tenace compagna della gente di
Valtaleggio almeno dal 1500 in poi) rappresentata dall'incremento del bestiame.
Di questa crescita ci e' stata lasciata testimonianza nelle centinaia e
centinaia mirabili edifici rurali (stalle, baite, portici, cascine) che
ancora oggi, haime' putroppo sempre meno punteggiano il territorio. Il
novecento, infatti, con le sue vorticose trasformazioni, ha interessato
anche questa vallata.
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Se ha portato strade migliori, la vaccinazione di massa, la scolarizzazione,
case piu' confortevoli e un deciso miglioramento del livello di vita, ha
portato anche, sopratutto a partire dal secondo dopoguerra, all'abbandono
delle attivita' tradizionali, all'inurbamento e la conseguente abbandono
del territorio. Molti sono i manufatti gia' andati perduti, parecchi agglomerati
rurali o alpestri come il Fraggio o Giambello, Rocalli o Pra' Tajè,
Prato Giugno o Zücher o Ponte dei Senesi sono quasi completamente
in rovina, tanti sono gli edifici che sono stati, a volte felicemente altre
meno, trasformati in funzione abitativa-turistica.
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Ma resistono i segni della storia e di una cultura contadina
che ha plasmato in modo originale il territorio. Il reticolo delle mulattiere,
i terrazzamenti con i muretti a secco, le tribuline o santelle affrescate
ai crocicchi o lungo gli antichi percorsi, i cippi confinari, le finestrelle
in pietra, i comignoli solitari, le abbeverate in terrabattuta, i lavatoi
di sasso, le torri dei roccoli, le piazzette in acciottolato: tutto questo,
almeno in parte, resiste e merita di essere veduto.
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Meritano tutte una piccola visita le chiese anche se rifatte piu'
volte causa i cambiati bisogni o per ragioni di statica (S. Lorenzo del
Fraggio la piu' antica e intatta, S. Giacomo di Peghera quella con il gioiello
piu' prezioso, un polittico di Palma il Vecchio) , meritano un passaggio
non distratto tutti i paesi. Sopratutto meritano di essere visti, prima
che sia troppo tardi gli ultimi esemplari di quelli che insieme allo stracchino
Taleggio rappresentano la elaborazione piu' originale di questa vallata,
cioe' gli edifici rurali a piöde. A volte singoli,
spesso accostati, mirabilmente inseriti nel territorio, piccole dimensioni,
un piano terra per ospitare le bestie, un primo piano, con un curiosissimo
ingresso che si restringe in basso, per conservare il fieno, aperture simili
a feritoie, niente gronde. Sopratutto un tetto particolarissimo fatto di
pesanti lastre di pietra calcare, dello spessore anche di 6-7 centimetri,
appoggiate orizzontalmente, a scalare, una sopra l'altra: una verticalita'
incredibile e peso enorme che veniva scaricato sui robusti muri laterali.
Uno spettacolo di equilibrio, di forza e di armonia che e' sempre piu'
difficile contemplare. Per le difficolta' tecniche che la manutanzione
di questi edifici comporta, per i costi spropositati e per la latitanza
degli aiuti.
Tratto da: "Tra Storia e Natura, Val Taleggio"
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