
Dall'aspetto geografico del paese si puo' ben dedurre
che non ci sono centri abitati molto estesi e che di conseguenza anche
la popolazione e' sempre stata limitata: nel 1862 era di 639 abitanti,
nel 1901 di 837 e cinquanta anni dopo, nel 1951, di 1225, 915 residenti
a Ubiale e 310 a Clanezzo. Al censimento del 1991 vivevano nel comune 1189
persone. In passato la maggior parte della popolazione viveva dedita all'agricoltura.
Solo negli ultimi secoli, intorno all'escavazione di quarzo, marna e calcare,
sono sorte attivita' industriali che hanno creato diversi posti di lavoro.
Esse non hanno diminuito il flusso migratorio, che ha spinto molte persone,
specialmente nel periodo tra le due guerre e gli anni cinquanta-sessanta
a cercare lavoro fuori dai confini brembani. Le mete piu' raggiunte sono
state Svizzera e Francia, dove era richiesta molta manovalanza, ma non
sono mancate persone che si sono recate in Belgio, in Africa e in America.
Dal punto di vista religioso il comune e' suddiviso in due parrocchie:
S. Bartolomeo Apostolo in Ubiale e San Gottardo in Clanezzo. Le feste patronali
si celebrano il 24 Agosto e il 4 Maggio.Gli abitanti di Ubiale sono definiti
nei dintorni con il soprannome di "Maia fic" - "Mangia fichi" e gli abitanti
di Clanezzo con quello di "Bicioi". La leggenda racconta che il nomignolo
dato agli Ubialesi deriva dal fatto che una volta, non essendovi la parrocchia
ad Ubiale, gli abitanti dovevano recarsi a Sedrina per assistere alla Santa
Messa. Il viaggio era abbastanza lungo e quando le funzioni si potraevano
bisognava pensare anche al cibo materiale, di conseguenza gli Ubialesi
si portavano i rifornimenti. Tra i cibi preferiti dai nostri antenati pare
che i suddetti frutti avessero il primo posto, da cui il soprannome. Circa
l'origine di "Bicioi" non abbiamo trovato spiegazioni, sappiamo pero' che
anche lo storico Mazzi usa questo nome per indicare gli abitanti di Clanezzo.
Eta' preistorica: Ritrovamenti in cinque zone del paese
Duecento milioni di anni fa' il nostro territorio
era sommerso. Il mare, non molto profondo, lo copriva tutto e la conferma
ci viene dai numerosi resti di fossili ritrovati nella nostra valle. In
seguito il mare si ritiro', apparvero i primi animali terrestri e, circa
5 milioni di anni fa, i primi esseri umani. Ci chiediamo se questi uomini
primitivi abbiano popolato le nostre terre e, in che modo abbiano raggiunto
il territorio di Ubiale e Clanezzo. Ritrovamenti archeologici nel nostro
comune ce ne hanno dato la certezza e, con l'aiuto di esperti in materia,
siamo riusciti a scoprire le abitudini e i periodi di frequentazione del
territorio. Gli studiosi ritengono che i primi abitanti fossero abbastanza
numerosi e che vivessero, divisi in gruppi e con una certa organizzazione,
lungo gran parte del corso del Brembo, in luoghi che offrissero una garanzia
abitativa. Gli insediamenti per ora accertati sono: Localita' Piane o Castello,
Büs dei Cornei, Grotta di Costa Cavallina, Piana di Bondo, Büs
di Laür.

Veduta di Ubiale nei primi anni venti
L'eta' Romana
Le valli bergamasche furono colonizzate dai Romani tra il 16 ed il
15 a.C., probabilmente per porre fine alle continue scorrerie dei valligiani,
che scendevano in pianura per saccheggiare i villaggi e la citta'. Dei
cinquecento anni di dominio romano, che seguirono la colonizzazione, rimangono
poche tracce in Valle Brembana. Presso il Museo della Valle e' conservato
un vaso romano ritrovato in una tomba, a Zogno, in localita' "Quadrèl",
e anche ad Ubiale sono stato trovato resti risalenti a questo periodo.
Lungo le rive del Brembo sono venute alla luce delle monete del basso Impero
e in localita' Castello alcuni rozzi frammenti di terracotta. Nel 1881
durante il riadattamento della chiesa di S. Gottardo in Clanezzo, nella
parte posteriore del coro furono trovate tombe quadrate e chiuse da tegoloni
contenenti fittili, ossa calcinate e una borchietta metallica ornata d'aggeminature.
Un altra tomba fu rinvenuta lungo la mulattiera che porta da Clanezzo ad
Ubiale nei pressi del "Ponte della Sposa". Quest'ultimo ritrovamento puo'
far pensare che gli insediamenti romani si spingessero fino a Zogno e che
una strada, passando per Ubiale, li collegasse ad Almenno, il principale
centro romano della zona attraversato da una via militare molto importante.
Per attraversare il Brembo i romani costruirono un grande ponte. Di questa
opera non rimane che un pilone, il quale e' stato recentemente restaurato.
La crisi poi dell'Impero Romano apri' le porte all'Italia ai Barbari, dai
Goti ai Longobardi ai Franchi.
Dominio Veneto, Napoleonico, Austriaco
Spesso la bergamasca risenti' delle conseguenze delle guerre che si disputarono
nel XV secolo, poiche' per la sua particolare posizione fu ambita
da molti e per questo subi' diverse conquiste che causarono notevoli perdite
umane ed economiche. Quando' passo' definitivamente sotto il dominio della
Repubblica Veneta, questa ebbe il merito di rendersi conto della particolare
situazione in cui gravava la bergamasca e la tratto' un po' meglio degli
altri suoi domini: richiese sacrifici ogni qualvolta ce ne fu bisogno,
ma concesse anche molte esenzioni, grazie e privilegi. Riporto' la pace
nelle valli e risolse annose questioni giuridiche.
Il castello di Clanezzo
Si trovo' a lottare diverse volte (1503-1527-1630) contro la peste causata
dalle guerre e dalle carestie e di conseguenza dovette governare in periodi
difficili. Quando la sua potenza ando' affievolendosi, fu divesa energicamente
dai Bergamaschi e questo a riprova del fatto che la popolazione era, tutto
sommato contenta del dominio veneto. nel XVI e XVII secolo la politica
europea era in fermento. A Milano, tramontato il periodo visconteo, erano
subentrati gli Spagnoli e anche in casa francese e austriaca le acque erano
agitate. La Repubblica di Venezia si trovava accerchiata da tre grandi
potenze che mostravano segni di nervosismo e sentiva la necessita' di tenersi
in stato di allerta, pronta a difendersi da ogni pericolo. Per questi motivi
si diede da fare per approntare sul territorio opere di difesa e fu cosi'
che nel 1561 diede inizio alla costruzione delle poderose mura, che ancora
oggi ammiriamo giungendo a Bergamo. La Serenissima si occupo' anche del
territorio della Valle Brembana, terra di confine, i Veneto fecero continue
esplorazioni per cercare eventuali punti dove realizzare opere di difesa.
Essi trovarono che il posto migliore per difendere l'accesso a Bergamo
da nord era Zogno, in particolar modo il Ponte di Sedrina. Venezia si trovo
a dover competere con Francia e Austria e, conscia della propria debolezza,
si dichiaro' sempre neutrale, anche dopo le numerose ferite che le potenze
duellanti lasciavano sul proprio territorio. Sbaglio' anche quando, non
unendosi alle altre signorie per la difesa del territorio italiano, favori'
la disgregazione nazionale e il governo degli stranieri sull'italia. Dopo
alcuni anni le sorti della guerra furono favorevoli agli Austriaci, il
loro dominio durera' circa 100 anni, interrotto solo dalla breve parentesi
napoleonica. Gli Austriaci sostituirono le prefetture con le Imperiali
Regie Delegazioni, 18 per la provincia di Bergamo. Le provincie vennero
divise in distretti e questi in comuni. La Valle Brembana aveva due distretti,
con sede a Zogno e uno a Piazza Brembana. Ubiale continuava pero' a dipendere
da Almenno. Il nostro comune non aveva un consiglio comunale, ma era amministrato
da una deputazione comunale eletta dall'assemblea dei possidenti. Primi
deputati eletti del comune di Clanezzo con Ubiale furono i fratelli Egidio
e Felice Beltrami, proprietari del castello e delle terre.
La Villa di Clanezzo
Sopra il pittoresco poggio circondato da scogli, da vigneti e da foreste
ed in mezzo all'incessante rumoreggiare dei torrenti, sorge questa villa
solitaria a nord di Bergamo. Nelle patrie cronache del secolo XVI si legge
come in questo casale, che allora estendevasi in ampio villaggio, abitavano
feroci ghibellini, e come esso fosse teatro di orrendi delitti. Il massiccio
castello, le griglie rupi su cui s' innalzava ed il suo merlato ponte,
riempivano l'animo di chi li guardava da un superstizioso terrore. Guai
se la notte sorprendeva in que' dintorni il viandante ! Al pavido suo sguardo
quel temuto castello offrivasi attorniato da insanguinati fantasmi, e il
grido lamentevole del gufo che svolazzava su per le torri di quel malaugurato
edifizio gli sembrava l'ultimo gemito di chi lotti con le ambascie d'una
morte violenta, spaventato il tapino e come da ignota forza sospinto, affrettava
il passo, e non riaveva la calma del suo animo sino a che quel luogo aborrito
non eragli dagli occhi per buon tratto scomparso. La storia consegno' fremendo
alle sue pagine le criminose gesta di que temuti che allora abitavano Clanezzo,
vi registro' una memoranda vendetta che questi con altri sette villaggi
adagiava al suolo. Avanzato pero' quasi per intero alla terribile catastrofe,
il castello di Clanezzo sorgeva ancora solitario fra gli ammonticchiati
sfasciami del villaggio quale silenzioso e impassibile testimonio destinato
a trasmettere ai posteri la tragica rimembranza. Il tempo che tutto distrugge
e tutto rinnovella riedifico' con le macerie delle antiche abitazioni quelle
che di presente circondano la villa di Clanezzo, e cambio' il tristo spettacolo
della devastazione nella piu' ridente scena della natura. E il viandante
che incede sull'opposta via, compreso non gia' di terrore ma da misteriosa
simpatia, sente rapirsi lo sguardo da quel gaudio veramente bizzarro, formato
da quei torrenti, da quelle rupi e da quelle verdeggianti boscaglie in
mezzo a cui s'innalza con parte ancora delle sue antiche torri il non piu'
temuto castello.

In questa villa anticamente viveva Beltramo Dalmasano audacissimo capo
Ghibellino. La storia dei tempi narra orrendi fatti dei valligiani di Brembilla
a cui apparteneva questo casale. Difesi dalla natura del luogo essi commettevano
impunemente sui vicini paesi le piu' crudeli rappresaglie. La prosperita'
dei malvagi e' di breve durata. Stanco il Veneto Governo delle loro sfrenate
scelleratesse ne faceva imprigionare 18 capi, ordinava che fossero smantellati
tutti i villaggi della Valle Brembilla, nell'anno 1443 piu' non illuminava
di questa popolosa vallata, che le immense rovine. Circa quattro secoli
dopo l'abitante di quella villa frugando nelle mercerie dell'antico Clanezzo,
scopriva questi avanzi di rozza fabbrica destinata alla vendetta dell'inumano
Beltramo. Un grazioso caffehaus sorge nel giardino la' dove eravi il Guelfo
per le scolfe, che serva tuttavia il nome di sentinella. Ivi chi lo eresse
e vi dimora, amatore della natura e della storia, vi depose verrettoni,
pugnali, e picche, e chiovi e larghe capocchie, ch'egli stesso raccolse
nelle rovine dell'antica rocca d'Ubbione, di cui sull'alta vetta tutte
scopri' le fondamenta. Non va lungi dal vero, chi si (..isa ?) di trovare
col signore di quel luogo, il chiarissimo signor P. Beltrami.
Il Porto e la Dogana di Clanezzo
L'abitato di Clanezzo giace in luogo incantevole, ma non sempre la bellezza
si sposa con le esigenze della popolazione. Mal si associa l'isolamento
con le necessita' di tutti i giorni. Da qui il fabbisogno sempre vivo di
comode e veloci vie di comunicazione con il "resto del mondo". Clanezzo
come sappiamo, era da tempi remoti collegato con Almenno per l'accesso
alla pianura, ed alla citta' e con Ubiale per lo sbocco in valle, ma le
strade erano strette e lunghe, non permettevano il passaggio dei carri
e, di conseguenza, il trasporto delle merci. Bisogna anche ricordare che
tutto il traffico commerciale della Valle Brembana passava sulla sponda
sinistra del Brembo e che la strada birocciabile per molti anni non arrivo'
che alle chiavi della Botta, proprio di fronte all'abitato di Clanezzo.
Non a caso nei pressi di questa localita' si trova il "Casino" un edificio
adibito a magazzino, stalla e ricovero dei carri, con annessa abitazione
dei carrettieri, di proprieta' dei padroni di Clanezzo.

la passerella sul fiume Brembo in localita' Porto
Era inevitabile che gli abitanti della sponda destra del fiume cercassero
un modo rapido e sicuro per raggiungere questa strada. L'idea di costruire
un ponte era sicuramente temeraria, considerando la notevole distanza delle
due sponde e dei costi; il traghetto parve la soluzione piu' facile e meno
dispendiosa. Guardando oggi il posto dove sorgeva il porto, ci e' difficile
immaginare l'attivita', perche' il Brembo ha modificato il suo aspetto
e le sue opere di sbarramento realizzate per il fabbisogno di energia elettrica
del Linificio di Villa d'Alme' lo hanno quasi prosciugato. Una volta pero'
doveva essere molto diverso il letto del fiume. Noi non sappiamo quando
venne costruito il traghetto; sappiamo solo che nel 1614 esisteva gia',
perche' e' di quell'anno la divisione dei beni tra le sorelle Furietti
e nel documento relativo. Il traghetto era di proprieta' del Sig. Beltrami
Egidio era gestito da un barcaiolo che trasportava (quando il Brembo non
faceva le bizze) persone, merci ed altro, dall'altra parte del fiume.
Il Beltrami pagava al costode (un certo Dellauro) una somma
di 100 £ annue per il trasporto dei suoi coloni, dei generi alimentari,
legna, carbone ecc., ed era soggetto ad un pagamento annuo come imposta
sulle arti e mestieri alla finanza. In tempi non molto lontani era possibile
visionare un quaderno dove venivano registrati i viaggi fatti dal traghetto,
i compensi ricevuti e le tariffe per il trasporto; anche questo pero' oggi
non e' piu' rintracciabile.

i ruderi della Dogana
La passerella tuttora esistente e ben conservata, venne fatta costruire
da Vincenzo Beltrami solo nel 1878, dopo che una piena aveva distrutto
il traghetto, diveniva cosi' piu' facile giungere a Clanezzo. Come abbiamo
visto l'accesso per Clanezzo dal lato del brembo, sia che si giungesse
col traghetto che, in seguito con la passerella, era sorvegliato, da un
custode che controllava e riscuoteva il pedaggio. La stessa cosa valeva
per l'accesso attraverso l'Imagna, infatti li', nella casa che ancora oggi
molti chiamano "dogana" viveva un portinaio con le stesse funzioni del
collega del "Porto" . Ricaviamo questo dato da un atto del 1686 nel quale
e' citato un certo Carlo Colnago "...portinaro al ponte di Clanezzo della
Brembilla Vecchia...". L'edificio della "Dogana" e' ormai in
stato di abbandono, mentre ha avuto piu' fortuna quello al "Porto" , dove
oggi vivono ancora due famiglie. Ricordiamo, infine, che quest'ultima costruzione
ha ospitato in passato l'ufficio postale comunale e, prima ancora, un'osteria.
Tratto dal libro: "Ubiale Clanezzo, storia di una Comunita'" di Umberto Gamba
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