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Sotto il dominio di Roma doveva esserci in Valle Brembana
un Pagus avente come centro Dossena, perche' questa terra era anche centro
minerario di grande importanza, collegato alla Valle Seriana da una mulattiera
che, passando per Serina, Rigosa, Trafficanti, Selvino scendeva ad allacciarsi
alla strada seriana. Il primo ricordo scritto di Dossena risale al 920.
In un atto di quell'anno abbiamo memoria di un <Evaraldo de Dossena
, monacho de Trevemo Sancti Zeni, vicino a Sonzino > (H.O.M. XIII col.
847). Questo e' anche il documento piu' antico relativo ad un paese della
Valle Brembana; inoltre non risulta che vi sia altra terra che porti il
nome di Dossena.
Formazione geologica del territorio e Attività Mineraria
Il territorio di Dossena si e' formato
circa 180 milioni di anni fa durante il periodo chiamato "Triassico", e
medio e superiore, e precisamente nelle epoche del "Ladinico, Carnico e
Norico". All'epoca del Ladinico appartengono le rocce del Monte Ortighera
e della Val Parina, dolomia di Esino e di Lenna. Sopra questa formazione
si trova la "dolomia metallifera" ( Monte
Vaccareggio e Alpe Paglio), cosi' chiamata per la presenza di molti
minerali: blenda e solfuro di zinco, calamina o silicato di zinco, galena
o piombo, bario e fluorite. A questo strato appartengono i rinomati marmi
rossi arabescati di Paglio e della Valle Parina. Il paese invece, con i
dintorni, giace su rocce del Carnico o Raibliano: formazione di Gorno/Dossena
con abbondanza di resti fossili. Il terreno e' costituito da calcari lastriformi
marnosi, altarnati da formazioni arenarie, il tutto ricoperto da boschi,
campi e vaste praterie. Sono pure presenti notevoli banchi di gesso.
Al Norico, formato dalla "dolomia principale" appartengono rocce del Monte
Gioco a sud del territorio comunale. Si presume che l'estrazione della
galena, della blenda e della calamina, in filoni di affioramento sul Monte
Vaccareggio, risalga all'età del bronzo (1000-1500 anni a. C.),
e si sia sviluppata sotto il dominio del popolo etrusco, presso il quale
l'attività mineraria era già; largamente praticata. I Romani,
in seguito, venuti a conoscenza dell'industria mineraria esercitata in
antico su queste montagne, diedero ad essa un ulteriore sviluppo collegando
fra loro i vari campi minerari mediante la costruzione di strade. Questa
tesi e' avvalorata sia dalla scoperta di gallerie e cunicoli, nei quali
giacevano degli utensili usati a quei tempi, sia dal ritrovamento delle
antiche discariche dei minerali di rifiuto.
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L'estrazione dei minerali allora veniva fatta
attraverso cunicoli e strette gallerie capaci a mala pena di contenere
un uomo sdraiato, lavorando di scalpello o frantumando la roccia col fuoco,
di cui erano visibili tracce, non molti anni fa, nelle antichissime discariche
dei materiali di scarto. Il fatto poi che a Parre (collegato a quei tempi
con Dossena da una strada attraverso il colle di Zambla) si siano rinvenuti
degli oggetti di bronzo, la cui lavorazione richiama quella dei bronzi
dell'epoca pliniana, e la descrizione, inoltre, fattaci da Plinio stesso,
delle cave di cadmio (minerale presente nella calamina e nella blenda)
che perfettamente corrispondono a quelle di Vaccareggio e di Paglio, sono
elementi che avvalorano ancor meglio la tesi di cui sopra. Con la decadenza
dell'Impero Romano, anche le miniere di Dossena furono abbandonate per
un lungo periodo di tempo.
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Nel 1740, fondandosi su alcune tradizioni antiche,
si andarono di nuovo asplorando le viscere di queste norte montagne in
località detta "Calcario", nella convinzione, sembra allora diffusa,
che in quel posto vi fossero dei filoni argentiferi e persino d'oro.
risultati degli scavi furono negativi, ma i lavori servirono alla ripresa
e con il tempo allo sviluppo dell'industria estrattiva dei minerali di
zinco, industria che costituì per circa due secoli la principale
risorsa del paese. Ben pochi sanno che intorno ai primi anni del '500,
la zona mineraria di Dossena fu anche oggetto di studio approfondito da
parte del grande Leonardo da Vinci. Infatti il sommo ingegnere fiorentino,
mentre si trovava a Villa Melzi di Vaprio d'Adda, a seguito del preciso
incarico dell'allora governatore di Milano, venne in Valle per la compilazione
della carta topografica della Val Brembana.
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